_ Che lingua si parla in Italia?
_ Italiano, ovviamente!
Risposta sbagliata: in Italia si parla pure l’italiano. Ma non solo. L’italiano e la lingua ufficiale, ma questo non specchia né racchiude la realta linguistica del paese.
Ci si parla anche altre lingue, proprie e vere. Due delle venti regioni italiane – il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta – adottano rispettivamente come lingua ufficiale accanto all’italiano il tedesco ed il francese (piu specificamente il franco-provenzale). Un’altra regione – la Sardegna – ha la sua propria lingua, il sardo, considerata una delle piu antiche lingue di origine latina, fortemente distinta dall’italiano. Altre lingue ‘ascoltate’ nella penisola italica, parlate minoritariamente dentro comunita specifiche, sono il ladino (nel Trentino, nord del Veneto e nel Friuli-Venezia Giulia), lo sloveno (nel Friuli e Molise), l’albanese (in Sicilia, Calabria e Puglia), il greco (in Calabria e Puglia) ed il catalano (in alcune zone della Sardegna). Senza parlare nelle minoranze liguistiche meno espressive.
E poi ci sono i dialetti, tantissimi, raggruppati in famiglie secondo l’origine, classificati in regionali e locali secondo la loro distribuzione geografica. Ma che cosa sono i detti dialetti? Difficile rispondere. I propri esperti non arrivano ad un consenso rispetto alla definizione e riguardo i limiti che separano lingua e dialetto. Ci sono interpretazioni linguistiche, storiche, sociologiche, antropologiche e addirittura (direi, soprattutto) politiche. Restiamo quindi alla definizione del dizionario: dialetto e il sistema linguistico particolare usato in zone geograficamente limitate, secondo lo Zingarelli. Possiamo portare un po’ piu di luce alla questione dicendo che i dialetti, oltre ad essere parlati per ragioni storiche in zone circoscritte hanno, riguardo alla lingua standard, differenze fonetiche (cioe di pronuncia), lessicali (cioe di vocabolario) e, in certe misure, strutturali, ma queste differenze non sono cosi profonde da renderli una propria e vera lingua d’accordo ai criteri linguistici, né cosi superficiali da essere considerati soltanto una variazione regionale di una determinata lingua. Ma e importante sottolineare che il dialetto non e una corruzione o deformazione di una lingua nazionale bensi un sistema linguistico autonomo derivato, come la lingua nazionale, da una stessa lingua madre.
Allora che cosa si parla, diciamo nella regione dell’Abruzzo? Oltre all’italiano, parlato con le dovute inflessioni locali (e, dunque, un italiano regionale) e in uso il dialetto abruzzese (dialetto regionale), con variazioni da zona a zona dentro la propria regione (i dialetti locali, come ad esempio quelli di Pescara o L’Aquila).
E quale sarebbe la spiegazione per questo ‘pasticcio’ linguistico diffuso per tutta la penisola? L’uomo e i suoi spostamenti, le ondate migratorie di questo essere che chiamiamo di homo sapiens: dove va esso porta il suo sistema di comunicazione e dal processo di espandersi per conquistare nuovi spazi e di raccogliersi in piccole comunita per proteggersi di gruppi rivali risulta l’intreccio tra i vari sistemi e di conseguenza la formazione delle lingue, dei dialetti, delle variazioni di parlato e il mappa linguistico di una determinata zona.
I romani, espandendo i loro dominio per tutta la penisola (e dopo oltralpe per tutta l’Europa, Asia e nord dell’Africa) portarono la lingua da loro adottata, il latino. In questa espansione il latino s’impose come lingua territoriale su altri sistemi linguistici in uso, subendo dal lato suo la loro influenza: ecco l’origine dei tanti ‘volgari’ – il latino parlato dalla popolazione, distinto in vari gradi dal latino ‘classico’, quello ritenuto standard. Ed ecco la matrice per la formazione delle future lingue e dialetti neolatini: il latino arricchito e modificato dalle parlate locali nelle aree invase dai romani, in un pimo tempo, venne posteriormente arricchito e modificato dalle parlate ‘straniere’ portate dai barbari che forzarono i confini dell’Impero Romano, lo invasero e, alla fine, provocarono il suo crollo. Dopo le invasioni barbariche e la caduta dell’impero, le comunita in Europa entrarono in un processo di isolamento e i vari volgari si allontanarono a poco a poco dalla lingua madre, dando origine alle lingue e dialetti attuali.
Ulteriori movimenti migratori decorrenti di guerre, cambiamenti politici e persecuzioni religiose, portarono alla penisola italica altri popoli che ci si stabilirono, spesso cercando di mantenere le loro culture, preservando quindi le loro lingue.
_ E allora, che lingua si parla in Italia?
_ Italiano, come lingua comune in tutta la penisola. E varie altre lingue e dialetti dipendendo da dove si vada!
Ilse Paschoal Moreira
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